Tipi di fatture: quanti ne sono e quando si usano

Martedì, 15 Luglio 2014 00:00

Quanti tipi di fatture esistono? E in quali casi si usano? Una breve guida per conoscerli meglio.

Mini guida ai tipi di fattura previsti dalla Legge


La Legge prevede diversi tipi di fattura. Conoscerli è importante, che tu ne sia l’emittente o il destinatario. Nel primo caso, infatti, devi sapere come compilarli e quando utilizzarli; nel secondo devi imparare a leggerne il contenuto. Qui li passiamo in rassegna.

Fattura immediata

Viene emessa nel momento in cui avviene la vendita di un bene o la prestazione di un servizio. Ne abbiamo parlato in “Fatture: come farle e cosa è cambiato dal 1 gennaio 2013”.

Fattura accompagnatoria

Lo dice il nome stesso: accompagna le merci durante il trasporto. Include le informazioni di trasporto del DDT e gli elementi della fattura.


Fattura differita

Non viene emessa al momento della vendita di un bene o della prestazione di un servizio, ma entro il 15° giorno del mese successivo a quello di consegna della merce o dell’avvenuta operazione.

In caso di beni, la fattura viene spedita con la merce insieme a un DDT; in caso di servizi, deve indicare dettagliatamente le operazioni effettuate, individuabili attraverso una documentazione adeguata: contratti, lettere di incarico o relazioni professionali.

La fattura differita si utilizza in presenza del documento di trasporto, per cessioni di beni effettuate dal cessionario nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente, prestazioni di servizi intracomunitari, prestazioni di servizi rese o ricevute da un soggetto passivo stabilito fuori dall’UE.


Fattura pro-forma

È un facsimile della fattura e la anticipa, quindi non ha valore fiscale. Perché non sia assimilabile a una fattura vera e propria deve riportare la dicitura “fattura pro-forma” e non includere l’IVA. È un documento molto comune fra i professionisti: serve a presentare al cliente il costo dei servizi resi senza essere soggetti agli oneri fiscali della fatturazione prima del pagamento del corrispettivo.


Nota di credito e nota di debito

Può accadere che dopo aver emesso una fattura sia necessario modificarne l’importo. Nel caso in cui si debbano stornare resi e abbuoni, in modo parziale o totale, si emette una nota di credito (entro un anno dall’operazione di riferimento). Il documento, oltre ad essere numerato, deve contenere i dettagli della fattura originale. Si può ricorrere alla nota di credito solo in casi particolari previsti dalla Legge.

Quando è necessario integrare un importo, si emette la nota di debito, che deve includere tutti gli elementi previsti dalla normativa in materia di fatturazione. A differenza della nota di credito, non ha un limite temporale di emissione, né casi specifici per il suo utilizzo.


Parcella e avviso di parcella

La parcella – o notula – è il documento emesso da un professionista iscritto a un ordine o a un collegio professionale. Contiene l’importo della prestazione effettuata – l’onorario – ed è destinato al cliente.

L’avviso di parcella, invece, è come la fattura proforma. È un documento non fiscale emesso al completamento di una prestazione e dal contenuto uguale a quello della parcella.

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